Capitanata, romene costrette a bettere
SAN SEVERO (FOGGIA) – Per i reati di riduzione in schiavitù, sfruttamento della prostituzione, estorsione e ricettazione cinque persone sono state arrestate, in esecuzione di provvedimenti cautelari, nel corso di un’operazione condotta dai carabinieri del Comando provinciale di Foggia e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari.
Gli arrestati, romeni e italiani, sono accusati di aver organizzato viaggi in Italia di cittadine romene, con la falsa promessa di far ottenere loro un lavoro, per poi, invece, costringerle a prostituirsi nelle zone rurali garganiche, sia per le strade sia in abitazioni.
Le indagini furono avviate nel dicembre 2008 sulla base della denuncia di due giovani romene ai carabinieri di Apricena (Foggia).
ORE 15:04 – ANCHE UN ERGASTOLANO IN LIBERTA’ TRA GLI ARRESTATI
C’e’ anche Giuseppe Padula, di 44anni, condannato alla pena dell’ergastolo per duplice omicidio ma libero per scadenza dei termini di custodia cautelare, tra le cinque persone arrestate dai carabinieri nell’operazione contro la tratta delle donne fatta stamane dai carabinieri nel foggiano e coordinata dal pm della Dda di Bari Giuseppe Gatti.
Padula è stato condannato all’ergastolo, assieme al fratello Vincenzo, di 47 anni, anch’egli libero, per l’omicidio degli allevatori di Apricena (Foggia) Michele e Matteo Russo, padre e figlio, scomparsi il 2 novembre 2001 e ritrovati nell’agosto 2009 in un inghiottitoio di San Marco in Lamis, nel Gargano, con altri due cadaveri. L’inghiottitoio è ritenuto dalla Dda di Bari il cimitero della mafia garganica, anche se dell’indagine si occupa ancora oggi la magistratura foggiana. All’epoca della scomparsa Michele aveva 59 anni, suo figlio 27.
La condanna dei fratelli Padula risale al 26 febbraio 2009 e fu decisa dalla Corte d’assise di Foggia. Secondo la pubblica accusa, i fratelli Padula uccisero i Russo e fecero sparire i loro corpi per vendicare l’omicidio del loro fratello, Guido, del quale ritenevano responsabile proprio Michele Russo, suocero della vittima. Dopo aver ucciso padre e figlio, Vincenzo e Giuseppe Padula si ripresero le proprietà del fratello morto – la masseria e centinaia di capi di bestiame – che i Russo avevano cominciato a gestire dopo l’omicidio di Guido Padula. Gli arresti di oggi sono stati disposti per i reati di riduzione in schiavitù, sfruttamento della prostituzione, estorsione e ricettazione.
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Gran parte delle notizie contenute in questo articolo non sarebbe stato possibile pubblicarle qualora fosse già entrato in vigore il cosiddetto «disegno di legge Alfano sulle intercettazioni» che nell’attuale versione proibisce la diffusione del contenuto, anche per riassunto, di qualunque atto giudiziario prima dell’inizio del processo



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