Nuove norme sul lavoro, coro di “no” dalla Puglia
Via libera definitivo del Senato, dopo due anni e quattro letture parlamentari, al disegno di legge collegato sul lavoro. L’Aula ha approvato il testo con 151 sì, 83 no e 5 astenuti. Polemiche ha suscitato l’articolo 31 sull’arbitrato che, secondo opposizione e sindacati, aggirerebbe l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori sui licenziamenti senza giusta causa. La quarta lettura al Senato è stata quindi caratterizzata prevalentemente dallo scontro tra Governo e maggioranza, da una parte, e opposizione e sindacati, dall’altra, dall’Art.31 che prevede due strade per ricorrere all’arbitrato, i contratti collettivi oppure un contratto di assunzione che preveda espressamente l’eventuale ricorso all’arbitrato in caso di controversie di lavoro. Tra le novità introdotte nel precedente passaggio in terza lettura alla Camera ci sono l’individuazione dei criteri di priorità nella clausola di salvaguardia introdotta nella delega sui lavori usuranti, l’allungamento a 24 mesi dopo l’entrata in vigore della legge del termine per attuare la delega sugli ammortizzatori sociali, la possibilità di assolvere l’ultimo anno di obbligo scolastico (15-16 anni) con l’apprendistato. La norma sull’apprendistato, oggetto di critiche da parte sindacale oltre che dell’opposizione, è stata riscritta rafforzando la necessità di previa intesa delle Regioni, sentite le parti sociali, e impegnando il Governo con un ordine del giorno bipartisan a prevedere un congruo numero di ore di formazione, definendo con le aziende un percorso per i tutor.
CORO DI “NO” DALLA PUGLIA
I sindacati pugliesi puntano i piedi. Il primo «no» forte e chiaro alla nuova normativa sul lavoro arriva dalla Cisl, che pure passa per essere, tra i confederali, il più disponibile alla trattativa a oltranza, alla mediazione. «Ma il condizionamento dei contratti di lavoro – espone il segretario regionale Cisl, Giulio Colecchia – è fuori da ogni regola. Abbiamo stabilito la valorizzazione della conciliazione ma va affidata nel quadro dei contratti nazionali». Però la lentogiustizia in tema di lavoro, soprattutto al Sud, è una triste realtà. «E’ vero – considera Colecchia – ma il lavoratore non può scegliere a priori che cosa succederà. E mi preoccupo anche per i precari, i lavoratori interinali, i co.co.pro.».
E in Puglia? «In Puglia dove la deregolarizzazione è regola temo che la nuova legge diventi un laccio al collo, non al piede. Dobbiamo rilanciare il confronto con le parti datoriali». E sul confronto è d’accordo anche Gianni Forte, segretario regionale della Cgil. Ma con paletti molto precisi: «Non siamo disponibili a deroghe sull’articolo 18».
Nel 2002 i sindacati respinsero il tentativo di introdurre il licenziamento senza giusta causa nelle piccole aziende. Ora, sostengono, le nuove norme con le clausole stabilite nel contratto di assunzione e l’arbitrato, di fatto l’ar ticolo 18 viene aggirato. «No, è peggio – allarga le braccia Forte – questa norma è più subdola e pericolosa di quella che combattemmo otto anni fa, perché si tiene in vita un diritto ma lo si indebolisce dal punto di vista dell’esigibilità. E comunque non è l’unica norma che contestiamo. E’ tutto il pacchetto che punta a smantellare i diritti dei lavoratori. Il paradosso è che accade proprio in questo periodo di crisi e precarietà estrema».
Categorico anche il segretario regionale della Uil, Aldo Pugliese: «Il circolo vizioso che il Governo sta cercando di percorrere nel tentativo di aggirare l’articolo 18 dello Statuto del Lavoratore è una manovra criminale che punta a cancellare decenni di lotte di chiunque abbia conquistato un pizzico di sacrosanto diritto sul posto di lavoro. Siamo di fronte ad una vera e propria controriforma, che non porta alcun beneficio ma che anzi punta a indebolire ancora più la figura del lavoratore in un periodo di profonda crisi come quello che stiamo vivendo. Va ricordato che non si tratta neanche di una novità, perché qualche anno addietro fu fatto un analogo tentativo, naufragato miseramente di fronte alla più imponente mobilitazione mai registratasi nel nostro Paese; una manifestazione che peraltro si tenne a Bari, in piazza Prefettura. E’ bene che il governo sappia a cosa sta andando incontro calpestando i diritti dei lavoratori e delle famiglie. Questa sfida sarà raccolta ed affrontata con tutti i mezzi a nostra disposizione perché l’Italia non torni ad essere un Paese del terzo mondo». Temi sui quali i sindacati trovano l’appoggio del presidente della Regione, Nichi Vendola.
«Sappiamo bene che il Pdl è abituato ai sotterfugi, a tramare di nascosto – dice Vendola – ma non dire apertamente ai lavoratori e alle lavoratrici che vogliono ridurre l’articolo 18 a una norma senza alcun valore, sottraendo al giudice la competenza a risolvere le controversie di lavoro e affidandole a un arbitro qualunque che potrà decidere “secondo equita” e non secondo la legge italiana, significa voler sopprimere del tutto un sistema di tutele già gravemente compromesso da anni di politiche contro il lavoro».
di GIANFRANCO SUMMO



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